Lo studio è incentrato sul gruppo marmoreo dei Dioscuri al Quirinale, ne ritraccia dapprima la lunga storia della realizzazione all’epoca di Settimio Severo, seguendo poi i restauri e adattamenti in età tardo antica, medievale e rinascimentale. Concepiti come allegoria di fratellanza dei futuri prìncipi Caracalla e Geta i Dioscuri stavano inizialmente sulla rampa d’accesso al grande tempio di Eracle e Dioniso, per poi essere trasferiti sul Quirinale nel Ninfeo adiacente alle Terme di Costantino. L’autore approfondisce soprattutto il valore storico-artistico del gruppo marmoreo, risalendo fino all’archetipo bronzeo del V sec. a.C. legato, in base alle iscrizioni e alla ricostruzione storica, ai grandi maestri Fidia (per il Polluce) e Prassitele I (per il Castore). Quest’ultimo, in base all’interpretazione di un passo di Plinio, sarebbe stato portato a Roma in Campo Marzio da Fare in Acaia dal generale Emilio Paolo, vincitore in Macedonia nel 168 a.C., il quale trionfò nell’Urbe sotto il segno divino dei Dioscuri. Poco dopo il 100 a.C. il gruppo originale in bronzo fu trasferito sulle grandi basi ai fianchi della scalinata del nuovo tempio. Di grande interesse è il collegamento formale dei Dioscuri sia al gruppo dei Tirannicidi, la cui versione successiva al saccheggio di Serse sarebbe da attribuire in parte agli stessi Fidia e Prassitele I, che alla decorazione sculturale del Partenone.